La tendenza degli italiani è di lasciare i risparmi sul conto corrente. Stando alle ultime statistiche elaborate dalla Banca d’Italia, nel 2023 le famiglie italiane hanno lasciato sui propri conti correnti 64 miliardi di euro in più rispetto all’anno precedente, per un totale che supera i 1.130 miliardi di euro.
Il dato risulta ancora più preoccupante se si osserva la giacenza media: stando alle stime, più del 70% dei conti correnti italiani ha un saldo di poco inferiore ai 12.500 euro, mentre quasi il 7% può contare su una giacenza tra i 50 mila e i 250 mila euro. Si tratta di una cospicua massa di denaro che rimane, per così dire, parcheggiata, senza produrre rendimento e, soprattutto, alla mercè dell’inflazione.
Storicamente il risparmiatore italiano ha poca dimestichezza con i mercati finanziari ed è restio ad investire il proprio patrimonio, ma in momenti storici complessi come quello che stiamo vivendo questa sfiducia rischia davvero di mettere a repentaglio i risparmi di una vita.
Quanto costa tenere i soldi sul conto corrente?
Può costare molto, molto caro: quello della tassa patrimoniale è un caso estremo, ma ciò non toglie che i nostri capitali subiscono ogni anno una lenta e costante erosione, e i motivi sono quattro:
- Interessi bassi sulle giacenze;
- Tassazione importante sugli interessi;
- Imposta di bollo;
- Inflazione che svaluta il capitale.
Giacenza: qual è la liquidità da tenere sul conto corrente?
Quando si parla di argomenti così rilevanti come i risparmi personali e la gestione del proprio patrimonio è bene non generalizzare, si può delineare alcune “best practice” di riferimento che possono essere utili a chi vuole migliorare la gestione della liquidità sul proprio conto corrente. Uno dei punti più rilevanti da questo punto di vista è la giacenza, vale a dire il denaro disponibile in un determinato momento: per la maggior parte delle persone la giacenza corrisponde alla somma di tutte le proprie entrate e di tutte le uscite, perché siamo abituati a farci accreditare lo stipendio o addebitare le bollette direttamente sul conto. Il problema nasce quando questa somma rimane lì dov’è: una soluzione certamente comoda, ma economicamente ben poco vantaggiosa. Allora quanti soldi posso tenere sul conto corrente? Ogni caso è diverso ma, in linea generale, si può affermare che sul conto corrente vada tenuto ciò che serve per affrontare le spese quotidiane e le eventuali necessità per i prossimi 3/4 mesi qualora di fosse lavoratori dipendenti e sale a 7/8 mesi per i liberi professionisti.
Il concetto di base si può facilmente declinare sulle necessità del singolo e il punto rimane il medesimo: è consigliabile tenere sul conto corrente solo lo stretto necessario, e mettere a frutto il resto in altre modalità.
Cosa fare con il resto della liquidità?
In due parole: pianificare e diversificare.
Nel primo caso massimizzando il più possibile le entrate e amministrando correttamente le proprie uscite.
Nel secondo caso diversificare i propri investimenti in vari asset non correlati con rischi differenti.
In entrambi i casi, meglio rivolgersi a professionisti esperti.
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