Nel contesto attuale, ci troviamo di fronte a una sfida di crescente rilevanza e urgenza: l’aspettativa di vita in costante aumento, grazie ai progressi nella ricerca medica e nella sanità, ha portato a un significativo incremento della vita media, con le donne che vivono mediamente fino a 85 anni e gli uomini fino a 80 anni.
Parallelamente, le ricerche ci mostrano che una percentuale sempre maggiore della popolazione anziana, sopra i 70 anni, è affetta da una o più malattie croniche. Negli ultimi cinque anni, si è verificato un aumento di patologie come il diabete, l’Alzheimer, il morbo di Parkinson e altre malattie degenerative legate alla fase più avanzata della vita. Questo aumento delle malattie croniche rappresenta una sfida significativa per la società e per le famiglie.
In aggiunta a questo, abbiamo assistito a un radicale cambiamento nella struttura delle famiglie e della società: sempre più figli si trasferiscono all’estero o si spostano per lavoro, i nuclei familiari si riducono, e gli anziani spesso si ritrovano a vivere da soli, senza il sostegno che esisteva in passato, dove i più giovani si occupavano dei parenti anziani in casa.
L’idea di vivere più a lungo è certamente positiva, ma richiede una serie di supporti e servizi che, nel nostro paese, non sempre sono adeguati alle crescenti esigenze di un problema che diventa sempre più urgente. Gli anziani spesso necessitano di assistenza continua per svolgere anche le attività quotidiane più semplici, come fare la spesa, lavarsi, vestirsi, e così via. Queste attività possono diventare ostacoli insormontabili senza un adeguato supporto.
Attualmente, lo Stato fornisce alle persone non autosufficienti unicamente un sostegno economico di 528 euro, noto come “assegno di accompagnamento“, che spesso non è sufficiente per coprire le spese necessarie per un’assistenza dignitosa. Inoltre, il processo per ottenere questo aiuto è spesso lungo e complesso, con l’anziano che deve sottoporsi a una valutazione da parte di una commissione medica, composta da medici che potrebbero non conoscere a fondo la situazione clinica del paziente, contribuendo così a ritardare ulteriormente l’erogazione dell’assistenza.
Attualmente, nella nostra regione, le strutture che si occupano della non autosufficienza sono principalmente le RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali), che accolgono solo anziani che necessitano di assistenza medica specializzata. Queste strutture spesso presentano lunghe liste d’attesa e una retta giornaliera media di 90 euro, tenendo conto anche del supporto fornito dal welfare pubblico in base al reddito.
Le case di riposo, che offrono assistenza a coloro che desiderano vivere in un ambiente più socievole e ricevere assistenza da personale specializzato, non necessariamente sanitario, presentano costi medi mensili che variano da 1700 a 3500 euro.
Un’alternativa a queste opzioni è l’assunzione di una badante per l’assistenza domiciliare, il cui costo varia da un minimo di 800 euro a un massimo di 2500 euro, a seconda delle ore necessarie.
Le pensioni, spesso, non sono sufficienti a coprire queste spese, e molti figli sono costretti a contribuire al pagamento delle rette o gli anziani decidono di vendere la nuda proprietà delle loro case.
Le famiglie che non possono permettersi di sostenere questi costi scelgono di prendersi cura dei propri cari in prima persona. Tuttavia, l’assistenza a una persona non autosufficiente comporta sacrifici personali e una fatica fisica che, in alcuni casi, può sfociare in una vera e propria patologia, nota come sindrome del caregiver, nella quale ci si ammala insieme all’anziano che si sta assistendo.
In questo contesto, è fondamentale considerare la tutela finanziaria tramite una copertura assicurativa adeguata. Una copertura assicurativa può fornire una rete di sicurezza in grado di alleviare il peso finanziario associato alla non autosufficienza.


