Proroga al 31 marzo 2025.
Negli ultimi anni, gli eventi climatici estremi sono diventati sempre più frequenti e imprevedibili, portando con sé gravi conseguenze per persone, aziende e territori. I cosiddetti “rischi catastrofali” sono una realtà con cui dobbiamo fare i conti, specialmente in un contesto in cui il cambiamento climatico continua a rappresentare una delle maggiori sfide globali.
Per questo motivo la legislazione italiana (attraverso l’art. 1 – commi da 101 a 111 – della Legge di Bilancio 2024) ha introdotto un obbligo importante: le imprese dovranno stipulare contratti assicurativi contro i rischi catastrofali legati agli eventi climatici. Questo rappresenta una svolta cruciale per la protezione del tessuto economico nazionale e per la resilienza delle attività produttive.
L’obiettivo è duplice: da un lato proteggere il patrimonio aziendale (una copertura assicurativa permette di affrontare più serenamente le conseguenze economiche di un evento distruttivo), dall’altro, garantire una rapida ripresa delle attività in caso di calamità naturali.
Il termine fissato precedentemente, il 31 dicembre 2024, è stato ora posticipato al 31 marzo 2025: si allarga di tre mesi il tempo necessario per adempiere a questo obbligo.
“Questo decreto segna un passo importante verso la messa in sicurezza del nostro sistema produttivo”, ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. “In un contesto caratterizzato da eventi catastrofali sempre più frequenti, l’introduzione dell’obbligo di assicurazione consentirà alle nostre imprese di tutelare al meglio sia la produzione che l’occupazione”.
Cosa sono i rischi catastrofali?
I rischi catastrofali includono eventi straordinari e ad alto impatto, capaci di causare danni significativi a infrastrutture, attività economiche e comunità. Per alcuni di essi, la copertura assicurativa è un obbligo, tra cui:
- Terremoti
- Alluvioni
- Frane
- Inondazioni
- Esondazioni
Questi eventi non solo mettono a rischio vite umane e l’ambiente, ma rappresentano anche una seria minaccia per la stabilità economica delle imprese, interrompendo la produzione, danneggiando infrastrutture e generando perdite finanziarie considerevoli.
Gli scienziati concordano sul fatto che il cambiamento climatico stia amplificando la frequenza e l’intensità di molti eventi catastrofali. In Italia, per esempio, solo gli episodi di bombe d’acqua e alluvioni improvvise sono cresciuti del 40% negli ultimi dieci anni.
In questo contesto, le imprese devono dotarsi di strumenti adeguati per prevenire e mitigare i danni, assicurandosi una maggiore capacità di ripresa dopo eventi di grande portata.
Oltre agli eventi sopra elencati per cui sussiste specifico obbligo, è possibile prevedere coperture assicurative anche per altri eventi catastrofali come trombe d’aria, grandine e incendi boschivi, che possono compromettere la continuità operativa delle aziende.
Chi riguarda l’obbligo assicurativo contro i rischi catastrofali da eventi climatici?
Sono coinvolte:
- tutte le imprese con sede legale in Italia iscritte al Registro delle Imprese
- le imprese con sede legale all’estero ma presenti con organizzazione stabile sul territorio nazionale iscritte al Registro Imprese
- imprese iscritte nel registro delle imprese secondo l’art. 2188 c.c.
Sono incluse anche:
- le imprese individuali
- le società di persone
- le società a responsabilità limitata

Nella valutazione del rischio entrano in gioco fattori come la vulnerabilità e la posizione geografica dei beni assicurati, oltre alle misure preventive adottate dalle aziende.
Le imprese devono quindi:
• valutare il proprio livello di esposizione al rischio, considerando la zona geografica e la tipologia di attività;
• scegliere polizze adeguate, in grado di offrire coperture personalizzate per i rischi specifici del proprio settore.
Le conseguenze per chi non si assicura
Le imprese che non si assicurano contro i rischi derivanti da eventi catastrofali si espongono a conseguenze negative e sanzioni sia di natura economica che legale:
- sanzioni amministrative: le imprese inadempienti possono essere multate con sanzioni amministrative commisurate alla gravità dell’infrazione e al valore degli asset non assicurati;
- possibile perdita di risorse pubbliche: le imprese non assicurate sono sfavorite nell’assegnazione di risorse economiche come contributi, sovvenzioni, agevolazioni a valere su risorse pubbliche;
- perdita di patrimonio aziendale: le imprese non assicurate devono sostenere interamente i costi di ripristino a seguito di un sinistro catastrofale. I più comuni sono proprio quelli di riparazione o sostituzione dei beni danneggiati;
- perdita di competitività: le imprese non assicurate, non potendo contare sul sostegno assicurativo, possono subire una interruzione o una riduzione dell’attività produttiva e commerciale che può comportare maggiori rischi di perdita di mercato, di clienti, di fatturato, di redditività;
- obbligo di regolarizzazione: in caso di accertata inadempienza, le imprese hanno un periodo entro cui regolarizzare la propria posizione.

L’impatto degli eventi estremi in Italia
La presidente di Ania, l’Associazione nazionale delle imprese assicuratrici, Maria Bianca Farina, ha ricordato che in Italia solo il 6% delle abitazioni private e il 5% delle imprese è coperta da un’assicurazione contro terremoti e alluvioni. È una quota molto bassa, la più bassa tra quelle dei paesi del G7.
Di contro, è molto ampia la quota di imprese che sono esposte a rischi derivanti da eventi estremi: in tutto il paese circa il 25% delle piccole e medie imprese potrebbe essere a rischio ( secondo un rapporto di Censis e Confcooperative pubblicato nel 2023).
E ricordiamo che l’Italia è il paese in assoluto più colpito da eventi estremi in Europa. Negli ultimi 40 anni, tra 1980 e 2022, il conto dei disastri naturali arriva a 210 miliardi euro, contro i 167 della Germania e i 120 della Francia. Di questo totale, oltre la metà (111 miliardi) è direttamente legata alla crisi climatica.
Essere preparati per affrontare eventi imprevisti è una scelta strategica per ogni impresa. Oggi, più che mai, è fondamentale assicurare serenità alle attività produttive contro i rischi legati a fenomeni climatici estremi e altre calamità naturali.
Prepararsi adeguatamente (con strumenti di tutela ben progettati) non è solo un obbligo legale: è un investimento per il futuro della propria impresa e un segnale di responsabilità verso il territorio e le persone che ne fanno parte, e verso il futuro.
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